Monete del Vaticano



Catalogo delle monete del Vaticano con immagini e caratteristiche delle lire e degli euro.

Pio XI
(1929-1938)
Pio XI
Pio XII
(1939-1958)
Pio XII
Giovanni XXIII
(1958-1962)
Giovanni XXIII
Paolo VI
(1963-1978)
Paolo VI
Giovanni Paolo I
(1978)
Giovanni Paolo I
Giovanni Paolo II
(1978-2005)
Giovanni Paolo II
Benedetto XVI
(2005-)
Benedetto XVI
Euro
(2005-)
Benedetto XVI

Cenni storici

Le monete del Vaticano sono legate al potere temporale dei Papi, nato con lo Stato della Chiesa prima e proseguito successivamente con lo Stato della Città del Vaticano. I possedimenti della Chiesa, frutto principalmente di donazioni, vengono fatti risalire alla Donazione di Costantino del 321 d.C., un atto di dubbia autenticità secondo il quale l'imperatore Costantino I dava alla Chiesa di Papa Silvestro I sovranità su Roma ed resto dell'Impero Romano d'Occidente. Il  ruolo politico della Chiesa diventa manifesto alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, quando per tutto il medioevo il papato appoggia la lotta dei Bizantini contro i Longobardi. Nelle alterne vicende di questo scontro si inquadra la Donazione di Sutri del 728 da parte del Re Liutprando a favore della Chiesa di Papa Gregorio II, che rappresenta il primo atto formale per la costituzione del Patrimonio di San Pietro, nucleo del futuro Stato della Chiesa.

Alla fine dell'esarcato nel 751, il ruolo di difensore del potere temporale dei Papi dai Longobardi viene assunto da Pipino il Breve, che invia le proprie truppe in Italia nel 754 e nel 756. Nel 754 i franchi cedono formalmente al Papa Stefano II il controllo della città di Roma e dei territori circostanti, area sulla quale la Chiesa esercitava una sovranità di fatto già a partire dal VI secolo. Nel 781 Carlo Magno estende l'elenco dei territori sotto il controllo della Chiesa fino a comprendere tutto il Ducato di Roma, Ravenna, la Pentapoli (formata da Marche, parte dell'Umbria, parte del Veneto e parte della Liguria), parte del Ducato di Benevento, la Toscana, la Corsica, la Lombardia, oltre ad una serie di città italiane minori. Il legame tra Chiesa e Carolingi portò nell'800 il Papa Leone III ad incoronare Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero. La struttura organizzativa dello Stato della Chiesa, progressivamente espansosi nel corso dei secoli tramite donazioni, acquisti o conquiste, si basava sull'attività dei vescovi e degli abati dei monasteri.

L'equilibrio esistente nel Sacro Romano Impero tra il potere politico dell'Imperatore e l'autorità spirituale del Papa si ruppe nel 1075 con la lotta per le investiture fra Papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV. Infatti, nel 877 l'imperatore Carlo il Calvo, con il capitolare di Kiersy, aveva riconosciuto l'ereditarietà dei feudi, che quindi sfuggivano al diretto controllo del sovrano. I feudi dei vescovi conti, invece, alla morte del titolare tornavano all'imperatore data l'impossibilità di riconoscere eredi legittimi. Con la lotta per le investiture l'Imperatore rivendicava il diritto, fino allora riservato al Papa, di nominare i vescovi investendoli di un feudo. Questo scontro tra Imperatori tedeschi e i Papi durò più di mezzo secolo e terminò nel 1122 con il concordato di Worms tra l'Imperatore Enrico V e Papa Callisto II, che distinse tra l'investitura feudale, conferita dall'Imperatore, e l'investitura episcopale, conferita dal Papa o da un suo rappresentante.

Fra il 1305 e il 1378 la sede papale fu trasferita da Roma ad Avignone dal Papa di origine francese Clemente V. A Roma lo strapotere dei nobili favorito dell'assenza dei Papi porta nel 1347 alla proclamazione di Cola di Rienzo come tribuno del popolo durante il papato di Clemente VI. Fuggito a Praga per cercare protezione dall'Imperatore dalla reazione dei nobili, Cola di Rienzo fu arrestato e consegnato al Papa. Il ritorno a Roma del Papa Gregorio XI nel 1378 e l'elezione del Papa Urbano VI in Italia e Clemente VII in Francia portò allo Scisma d'Occidente, che portò alla contemporanea presenza di più pretendenti al titolo di Papa fino all'elezione di Martino V nel 1417. Grazie alle conquiste di Papa Innocenzo III e Papa Giulio II, l'apice dell'estensione dello Stato Pontificio  si ebbe nel XVII secolo quando, occupava il Lazio, l'Umbria, le Marche, la Romagna, parte dell'Emilia, Pontecorvo e Benevento. Il controllo dei territori da parte della Chiesa era, però, molto debole, affidandosi a nobili locali e subendo continue contestazioni da parte dei reggenti. Anche a causa del crescente nepotismo presente nel '400, la corte pontificia conobbe periodi di corruzione dilagante, portando la popolazione in uno stato di estrema miseria. 

Un primo colpo al potere temporale dei Papi si ebbe 1797 con la conquista da parte di Napoleone Bonaparte di una vasta area dello Stato della Chiesa. Il 15 febbraio 1798 il popolo dichiara decaduto il potere del Papa Pio VI, proclamando la Prima Repubblica Romana, riconosciuta dai francesi che avevano occupato la città. Il 28 novembre 1798 le truppe napoletane occupano Roma, ma vengono battute il 14 dicembre dai francesi. Il 19 settembre 1799 i francesi abbandonano Roma, rioccupata il 30 settembre dai napoletani fino al 2 febbraio 1805, quando le truppe francesi rientrano a Roma, che il 17 maggio 1809 viene annessa all'Impero napoleonico. Nel 1815 sotto il Papa Pio VII, il Congresso di Vienna ripristinò la situazione territoriale precedente le campagne napoleoniche a meno di Pontecorvo e Benevento, ponendo però lo Stato Pontificio sotto la protezione austriaca.

Una nuova crisi si ebbe nel 24 Novembre 1848, quando una rivolta costrinse il Papa Pio IX a rifugiarsi a Gaeta con la proclamazione della Seconda Repubblica Romana il 9 febbraio 1949; la Repubblica venne soppressa da Napoleone III il 3 luglio dello stesso anno e nell'aprile del 1850 il Papa fece ritorno a Roma grazie alla protezione delle truppe. La maggior parte dei territori dello Stato della Chiesa venne però definitivamente persa nel 1860-1861, con la loro annessione al Regno d'Italia. La fine dello Stato Pontificio si ebbe poi nel 1870, con la conquista di Roma da parte di Vittorio Emanuele II di Savoia. La conseguente rottura tra Chiesa e stato italiano durò fino al 1929, quando con la firma dei Patti Lateranensi tra Papa Pio XI ed il governo di Benito Mussolini venne creato lo Stato della Città del Vaticano.

Per quanto riguarda le Monete del Vaticano, la decimalizzazione con l'adozione della lira avvenne con Pio IX nel 1866. A seguito dei Patti Lateranensi, la coniazione delle monete del Vaticano venne affiancata dalla Zecca di Roma a quella delle monete italiane. Per quanto riguarda l'emissione di monete in euro, nonostante la Città del Vaticano non faccia parte dell'Unione Europea, a causa dei legami con lo Stato Italiano, come per le monete di San Marino, nel 2001 venne permessa l'emissione di euro del Vaticano.


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